Era giù successo dopo Napoli-Juventus, quando tutto il mondo giornalistico, tv e carta stampata, aveva urlato allo scandalo per i due rigori concessi al Napoli. Le immagini erano sotto gli occhi di tutti, compresa quella di Zalayeta che veniva trattenuto dal difensore bianconero, ma nessuno lo fece notare. C’era un’unica verità e, come se si trattasse della cosa più importante del mondo, andava urlata. Magari proprio da quelli che avevano taciuto per anni i soprusi dell’era Moggi-Galliani. Domenica pomeriggio i professionisti della chiacchiera hanno ripetuto lo stesso scempio televisivo, ma di mezzo non c’era una partita di calcio, ma la vita di un ragazzo. Mentre già circolava la notizia che ad uccidere il giovane era stato un agente della Polizia, nei salotti buoni di Rai e Mediaset non si trovava meglio da fare, che rilanciare una sola verità: immagini, chiacchiere, parole a vuoto, sulla violenza dei tifosi del calcio. Le solite banalità che hanno alimentato la rabbia del mondo ultrà e l’incredulità di chi guarda le cose in maniera critica. Era stato un agente a sparare e allora perché non si parlava di quello? No, la colpa resta sempre dei tifosi, anche quando i fatti raccontano altro. Per tutto il pomeriggio non sono arrivati altri chiarimenti sull’esatta dinamica del fatto: un agente aveva sparato in aria, colpendo però un ragazzo seduto in una macchina. Una verità poco credibile e parziale che ha alimentato la rabbia ed il clima di sospetto e di insabbiamento che aleggia sulla Polizia. Solo in tarda serata è arrivata la dichiarazione del Capo della Polizia Manganelli che dichiarava: “Ci assumeremo le nostre responsabilità”.
Il clima di astio e sfiducia verso le forze dell’Ordine non nasce dal nulla, ma si è andato sempre più alimentando dopo i fatti del G8 di Genova, in particolare modo per quanto riguarda il blitz nella scuola Diaz, quando a vertice ormai concluso
E per una volta ci deve essere il coraggio di ampliare il discorso anche da parte dei media, senza mettere a priori sempre i “cattivi” da una parte e i buoni dall’altra. Senza i processi sommari, tipici della televisione, verso chicchessia, tifosi, polizia, rumeni o altro. Ma guardando i fatti in maniera critica e possibilmente obiettiva. Con buona pace dei professionisti della chiacchiera, che dovranno trovare altro di cui parlare.

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